POPOLO BURUNDESE, ALZATI E CAMMINA

1.      La parola che libera

“ Dopo di ciò, […] c’era là un uomo, ammalato da trentotto anni. Gesù vedendolo disteso, e saputo che già da molto tempo era in quello stato […] Gesù gli dice: Vuoi guarire?” Gli rispose l’infermo: Signore, non ho nessuno che, quando l’acqua è agitata, mi cali nella piscina; e così, mentre vado, un altro scende prima di me. Gli dice Gesù: “Alzati! Prendi il tuo giaciglio e cammina”. E, all’istante, quello guarì, prese il suo giaciglio, e camminava. Quel giorno però era un sabato” Gv5,5-10.

2.      Dio non ha abbandonato il Burundi

In Gesù, il Dio lontano si è fatto vicino, l’Eternità è entrata nella temporalità. Il nostro Dio è sensibile alla miseria umana. Questo brano del vangelo di Giovanni ci fa capire questa prossimità di Dio per ogni singolo, ogni popolo nei suoi momenti della sofferenza. Con il gesto di Gesù che libera miracolosamente un paralitico per cui la malattia è diventata cronica, egli annuncia il vangelo della vita.

Il paralitico infatti, sopportava il dolore e la sofferenza da lungo tempo. Erano infatti passati trentotto anni. Era rassegnato da questa malattia, perché nessuno veniva ad aiutarlo. Il Dio sorprendente passa vicino a lui e ha compassione, lo libera della sua infermità con la parola performativa e liberatrice e gli dice: “alzati e cammina”. Il nostro Dio non è invidioso, ama la sua creatura fatta alla sua immagine e somiglianza, Egli lo ha fatto per la felicità. La gloria di Dio è l’uomo vivente. Agostino rispondendo alla domanda del perché la presenza del male nel mondo e soprattutto il male più orribile che la morte scrive: “Dio non ha fatto la morte e non si compiace della perdita dei viventi, perché ha creato tutto per l’esistenza”[1]. 

Il popolo del Burundi assomiglia a questo paralitico rassegnato vicino alla piscina di Betsaida che non trova nessuno che lo liberi dalla sua malattia di una guerra civile a carattere etnico-politico diventata cronica. Non porta soltanto questa infermità da trentotto anni, ma quasi cinquanta anni. Ora il popolo giace disperatamente nella suo giaciglio della desolazione da più di 7 mesi. Sta proprio scendendo nell’Ade esistenziale. Egli aspetta impotentemente l’intervento di una sorpresa che faccia bollire l’acqua della piscina per essere liberato.

Questa piscina oggi potrebbe rappresentare la grande umanità con le sue angosce, sofferenze, dolori, inquietudini e si può interpretare l’azione dell’angelo che raramente fa bollire l’acqua risanatrice della piscina di un lato, alla potenza limitata delle scienze di fronte a tanti problemi che affliggono l’umanità di oggi. Nonostante lo sviluppo della medicine, tanti non usufruiscono i risultati della sua ricerca, perché costano caro, ciò che non impedisce che l’umanità sofferente anche nei paesi sviluppati rimane estesa vicino a questa piscina efficiente per poco.  

Di un altro lato, sull’aspetto politico, in questi giorni ci rendiamo conto che la violenza a carattere politico e  religioso aumenta di un modo spaventoso. Tuttavia, il modo di intervenire per limitare la violenza non è uguali per tutti. Osserviamo alcuni atteggiamenti d’indifferenza e del silenzio colpevole verso i paesi poveri, senza petrolio, senza gas, senza oro né diamanti. Quindi, questi paesi sfortunati sono meno attraenti. Al contrario, quando una di queste potenze subisce i danni, ecco che l’acqua della piscina bolle subito, subito si ricorre ad una tempesta mediatica per denunciare il male subito e i danni sono riparati immediatamente. Questa è un’attitudine positiva che dovrebbe valere per tutti, anche per tanti paesi del mondo che non hanno nessuno che li butti nella piscina quando l’acqua sale. L’insegnamento di Papa Francesco è molto significativo nella costruzione della pace planetaria: “Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c’è nemmeno spazio per la globalizzazione dell’indifferenza”[2].

Il popolo del Burundi sta vivendo nella rassegnazione come quel paralitico che risponde alla domanda di Gesù: “Vuoi guarire”? “Signore, non ho nessuno che, quando l’acqua è agitata, mi cali nella piscina; e così, mentre vado, un altro scende prima di me. Mentre aspetto l’intervento umanitario, la liberazione contro la potenza dell’iniquità che ha causato questa mia infermità, un altro scende prima di me”. Come il paralitico, il popolo  burundese risponde oggi alla domanda di Gesù:

“ Signore non ho nessuno che mi cali nella piscina. Ho perso la speranza e la fiducia. Sono scoraggiato. Il terzo mandato proclamato dal presidente ha paralizzato tutto. Le manifestazioni per difendere la democrazia autentica hanno subito la repressione violenta. Il colpo di stato del 13 maggio nel quale avevo riposto la speranza per la liberazione da questa pietra (Pierre) che mi schiaccia la testa è fallito. I mass media privati che denunciavano la causa della mia malattia sono stati bruciati. I giornalisti sono tutti fuggiti per paura di essere uccisi. I difensori dei diritti umani della società civile anche loro sono stati costretti a prendere la via dell’esodo e l’esilio. Il corpo militare, i poliziotti e i giovani sono armati contro di me perché sono contrario alla dittatura, al potere del Dragon che mangia i suoi figli. Non mi aspetto niente di bello, di buono, di vero e di giusto da questo governo, perché non fa nient’altro che torturarmi  pronunciando i discorsi terrificanti e nocivi (Inkurumbi “brutta notizia”), mentre aspettavo una parola che mi desse sollievo (Inkurunziza “buona notizia”). Il mondo sa quello che succede, alcune nazioni denunciano la causa della mia situazione, altre preferiscono stare zitte, perché non hanno nessun interesse in Burundi. Tuttavia, se fosse in Afganistan, in Siria, in Libia, sarebbero pronti a mandare l’esercito per un’opera di pace. Signore, non ho nessuno che mi cali nell’acqua della piscina; e così, mentre vado, un altro scende prima di me”.

“Signore, sono qui da solo senza nessun aiuto, perché sono rimasto solo(a), vedovo(a), orfano(a), senza tetto, sono anche profugo. Tutti i miei figli e figlie sono stati ammazzati, sono distrutto perché non so dove li hanno seppelliti. Mi dicono che sono nella fossa comune. Dove? Signore non lo so. Il peccato che merita questa umiliazione è di avere protestato contro la morte della democrazia e i suoi valori. Sono stati colpevoli di aver rivendicato la loro dignità e libertà. Non c’è, Signore, la via di mezzo, quelli che pensano di avere il diritto di vivere con la loro prepotenza, intransigenza, arroganza e intolleranza, considerano quelli che rivendicano lo Stato di diritto come nemici della nazione che bisogna eliminare (kumesa). Signore, oggi in Burundi, i valori sono rovesciati. La cultura della morte ha preso il potere contro quella della salvaguardia della vita. Quelli che uccidono vengono ricompensati, mentre quelli che lottano per la giustizia e la pace sono considerati come nemici della nazione che bisogna di conseguenza eliminare. Per non darsi la colpa, le parole sono state svuotate dai loro significati. Andare ad uccidere significa oggi “andare a lavorare”(gukora: lavorare con la zappa, togliere l’erba. Nel contesto presente, uccidere i cittadini dell’opposizione è come togliere l’’erba cattiva nel campo), uccidere dopo la tortura significa “lavare i vestiti”(kumesa: tradizionalmente, i vestiti erano lavati nei fiumi. Per togliere le macchie, si metteva il sapone, e si schiacciavano i vestiti sulla pietra). Signore non capisco più niente di quello che sta succedendo in Burundi. Ecco perché sono qui senza sostegno vicino a questa piscina”.

Ma qual è in fondo il male che ha paralizzato il Burundi? Il suo male non è definibile con i concetti. Il male è metafisico e esistenziale. Di fronte ai risultati di questo male, l’uomo si interroga: come mai tutto questo? Come l’uomo è arrivato a questo punto? Perché questo male è diventato cronico, ciclico e si manifesta ogni venti anni (1972, 1993, 2015)? La cura sintomatica per questa infermità profonda è sbagliata perché non entra nella vera causa della malattia, cerca semplicemente di diminuire il dolore, qualche volta facendo ricorso al “placebo”. In Burundi, non basta dire che il problema è etnico, forse il ricorso all’etnia come sta accadendo oggi è un alibi. Cerchiamo altrove la radice del male che rende paralitico il popolo che non è fatto in principio per ammazzarsi.

3.      La bulimia del potere per l’avere

Al di là di questo linguaggio parabolico, il Burundi sta vivendo la condizione più atroce della sua storia. La causa della sua malattia mortale ha un nome: “la bulimia del potere per l’avere” che ha portato il popolo burundese al naufragio, al male strutturale, alla confusione tra il bene e il male. Questa insaziabile sete del potere è connesso a un altro problema di concepimento della politica. Tanti fanno l’attività politica non per servire il popolo, ma per procurarsi di oro, argento, diamanti. Cioè il potere in Burundi è diventato la causa di arricchimento di un modo disonesto.  Virgilio aveva ragione di stupirsi: “O esecranda fame dell’oro, cosa non costringi il cuore dei mortali a compiere?”[3]Il popolo non sta subendo anzitutto il male cosmico e ecologico come lo tsunami che ha distrutto l’Indonesia nel 2004,il terremoto dell’Abruzzo in Italia nel 2009, neanche il male a carattere  religioso come il fondamentalismo islamista che viene a colpire Parigi, l’11 novembre 2015. Il male che distrugge la nazione burundese è l’egoismo della classe politica che genera un altro male più pericoloso, quello che Karl Jaspers chiama il male metafisico.

In che cosa consiste il male metafisico? Questo male è difficilmente descrivibile, ancora meno definibile. Di fronte a questo male non ci sono le parole, forse il silenzio e le lacrime lo esprimono meglio. Questo male è anzitutto lo stato di colui che si è allontanato da ogni riferimento morale fino a oggettivare l’uomo riducendolo allo statuto della cosa. Il male metafisico distrugge prima di tutto gli assassini perché devono rinnegare la loro identità di “essere persona umana” con le sue potenze costruttive come la ragione, la potenza della volontà, il desiderio della perfezione per l’auto-trascendenza. Il male metafisico ci lascia questa domanda: come mai l’uomo è arrivato a questo atto così malvagio che neanche gli animali feroci possono fare? Questo male ci fa capire che l’uomo è capace di tutto se vuole: essere nella comunità dei santi o essere membro della società diabolica, quando il suo essere come ragione, volontà e agire è pervertito fino a prendere il male come bene e il bene come male. Su questo punto di vista, Dostoevskij può avere ragione quando scrive che l’uomo è “ignobile come nessun altro essere”[4].

Lo scandalo della notte dell’11 Dicembre 2015, la più lunga, e la giornata infernale del giorno seguente lasceranno tante piaghe profonde nei cuori dei burundesi. Ciò che accade spesso alle anime lacerate di sofferenza è la perdita del gusto e del senso della vita. Primo Levi ne fa la descrizione dell’uomo che rimane nel vuoto in queste parole profonde. “Si immagini un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso”[5].

Anche gli assassini, quando prenderanno consapevolezza della gravità di ciò che hanno fatto ai loro fratelli e sorelle che non ci sono più, avranno da dire al Signore, “non ho nessuno che mi capisce, tutti mi fuggono come un lebbroso dei tempi antichi, non vedo la possibilità di alzarmi da questa situazione mostruosa per risorgere alla vita degna dell’uomo”. I sofferenti non sono soltanto le vittime della guerra, i più sofferenti sono quelli che sono scesi negli inferi della violenza, passando dall’umanità all’animalità, dall’animalità alla bestialità e dalla bestialità al caos fino a torturare i cadaveri, buttandoli nella fossa comune come nel tempo della camera a gas in Auschwitz.

Il grande problema per loro sarà l’isolamento, l’incomprensione, se non saranno anche loro vittime della vendetta, con conseguenza l’eterno ritorno della violenza. I giovani che sono armati ora e che uccidono senza pietà con tanto entusiasmo, saranno delusi quando l’ingannatore sarà davanti alla giustizia imparziale per rispondere personalmente al crimine contro l’umanità che ha preparato e realizzato contro il suo popolo. La storia remota e recente ci mostra che la fine dei dittatori è sempre tragica. Ciò che può arrivare a quelli che hanno seguito ciecamente la strada della violenza per difendere il potere illegittimo e sanguinario è la desolazione estrema che espone il disperato ad affondare nell’abisso dell’afflizione accompagnata dalla delinquenza, l’alcolismo, la droga  e altre pratiche disumane. Chi uccide muore prima di uccidere. Il rischio per il Burundi è di avere una generazione perversa dei giovani che non possono affrontare con lucidità e responsabilità le sfide della vita, perché le loro energie per la costruzione della loro personalità e della società sono state orientate per la distruzione. Allora si può dire che il Burundi è condannato a rimanere nel suo giaciglio per sempre?

Certo che il popolo burundese è umiliato in tutti i sensi da quelli che avevano la responsabilità di svilupparlo. Il paralitico della sacra scrittura che aiuta a capire la situazione-limite che il popolo Burundese sta vivendo dicendo disperatamente “non ho nessuno che mi cali nella piscina quando l’acqua è alzata”, lascia uno spazio della liberazione quando le soluzioni umane sembrano esaurite. È l’impossibile sorpresa di Dio.

4.      Popolo Burundese “Vuoi guarire”?

            Gesù ha compassione del paralitico, si commuove e chiede al paralitico: “vuoi guarire”? in quel momento, il paralitico forse aspettava che Gesù gli desse alcuni consigli morali che riguardassero il suo modo di comportarsi, alcuni consigli dietetici per non ingrassare al fine di non aggravare la sua malattia, come è la moda oggi. Ma Gesù dice” vuoi guarire”? Dopo che il paralitico ha esposto i propri limiti mostrando la sua impotenza a raggiungere il luogo della guarigione, in questo istante Gesù lo guarisce, lo libera della sua angoscia con questa parola non indicativa, ma performativa: “Alzati e cammina”. Gesù realizza subito ciò che dice. La sua parola è creatrice. La sua parola è verità che dà vita. Il paralitico si alza e cammina. Il nostro Dio non lascia trionfare il male, perché “Deus caritas est”.

Essendo il nostro Dio ”Impossibile possibilità”, “Indispensabile necessario”, le sue vie sono infinite. Egli si serve anche degli aspetti negativi della storia umana per realizzare il suo disegno di salvezza. Senza essere il creatore del male, può servirsi dei disordini presenti dell’umanità per ordinare il bene maggiore. Le parole di sant’Agostino sono molto istruttive in questo senso:

“ Per ciò se tutte le nature manterranno la misura, la forma e l’ordine che sono propri, non ci sarà alcun male. Se invece, qualcuno vorrà fare cattivo uso di questi beni, non vincerà, con questo, la volontà di Dio, che sa ordinare  anche gli ingiusti in modo giusto. Cosicché, se quelli, per iniquità della loro volontà, avranno fatto cattivo uso dei suoi beni, Dio, per la giustizia del suo potere, farà buon uso dei loro mali, ordinando giustamente nelle pene coloro che hanno pervertito l’ordine nei loro peccati”[6].

            Se Dio non si lascia sconfiggere dal male, dà anche la possibilità al malfattore di convertirsi. Se non vuole, la sua infermità rimane. Non è dato a noi di giudicare il peccatore. La liberazione dalle ferite dell’umanità implica anche il nostro piccolo contributo. “Dio ci ha creato senza di noi, ma non ci salverà senza di noi”. Il paralitico ha contribuito alla sua guarigione perché ha avuto fede nella parola di Gesù. Poteva rimanere scettico, indifferente, diffidente a ogni dialogo dopo la sua delusione. Invece, ha espresso il suo desiderio di guarire esponendo semplicemente la sua difficoltà: “ Non ho nessuno che mi metta nell’acqua”. Quando l’acqua si alza, un altro scende prima di me. La piscina ha il potere di salvare una sola persona nel momento preciso e raro.

Anche oggi, il Signore non ha abbandonato il grido del suo popolo misero. Viene incontro al popolo burundese per salvarlo.  Ma tutto dipende da Dio e da questo popolo. Senza l’aiuto esteriore, il paralitico può avere la forza della volontà, il coraggio, ma non riesce a sollevarsi da solo. Senza la volontà personale di negare la sua bassa posizione, l’uomo non può neanche innalzarsi. La liberazione autentica include due volontà, la volontà di Dio e la volontà dell’uomo.

5.      Burundi, alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina

Ciò che ha salvato il paralitico è la sua sincerità nel riconoscere il suo problema e la volontà di guarigione. Egli ha contribuito alla sua guarigione perché ha seguito gli ordini dello Sconosciuto Salvatore. Ha obbedito nella fede e ha ricevuto la grazia desiderata.

La liberazione del popolo del Burundi dalla valle delle lacrime dove si trova in questi giorni esige questa fiducia nella parola di Gesù: “vuoi guarire? alzati e cammina”. Il popolo ha sete di gioia, di pace, di unità. Il Signore non lo ha abbandonato alla perdizione. È discretamente vicino a lui come nel caso del paralitico per dirgli, “alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina”. Popolo burundese, coraggio, non avere paura, il Signore è con te. Popolo Burundese, alzati e cammina! Cammina verso la tua libertà e dignità! Fai crescere i semi della bontà che stanno dentro di te! Apriti al concerto sinfonico dell’universalità! Risuscita dalla tua tomba dell’isolamento per la tua rinascita! Togliti l’abito brutto dell’ingiustizia, della menzogna e della vergogna e porta l’abito dello splendore nuziale della verità e della carità, dell’umiltà e dell’umanità. Se aderisci a questa parola liberatrice, il tuo deserto fiorirà, la tua notte si trasformerà in una luce di mezzogiorno e il tuo triste volto sfigurato, sarà raggiante di gioia.

Le ragioni per questa risurrezione sono numerose e vorrei evidenziarne alcune.

1        Il Burundi ha tante ricchezze sia spirituali che materiali, malgrado la sua povertà economica e tecnologica. Il Burundi è una piccola nazione dell’Africa centrale (Last but not least), bella per il suo aspetto climatico e orgogliosa per la sua tradizione culturale e spirituale. La cultura burundese ha delle radici religiose. Il popolo ha una sola lingua (Kirundi), una nazione (Burundi), crede in un solo Dio Padre (Imana ya basokuru). Questa nazione che ha la forma del cuore, è addirittura soprannominata “il cuore dell’Africa”, e prima della guerra, con le sue belle montagne e la freschezza del clima, era qualificata come la “Svizzera dell’Africa”. Ma quando il cuore sta male, tutti i membri ne soffrono. Perciò il problema del Burundi può contagiare i paesi vicini e lontani. La guerra in Burundi ha sempre delle conseguenze su tutte le nazioni dell’Africa centrale. È possibile ritrovare la sua bella identità. Non tutto è perso per sempre. Come non c’è “Hutuland” o “Tutsiland”, non c’è neanche la lingua “Kihutu” per i “bahutu” e la lingua “Kitutsi” per i” batutsi”. Le etnie nel senso stretto del termine non ci sono. Si può ammettere l’esistenza delle classi sociali che vivono insieme e condividono le dure condizioni dell’esistenza. Ci sono in Burundi più ragioni per l’unità e la pace che per la cultura della guerra. La guerra in Burundi come già visto ha un carattere semplicemente politico. In questi decenni, quanti hutu sono stati ammazzati? Quanti tutsi stanno subendo il martirio ora! Dio solo sa.

2        L’anima dei burundesi nonostante la sua ferita profonda è impregnata dal desiderio di volere vivere. Il popolo ha un senso forte della speranza. Il tempo presente con i suoi lati negativi è vissuto nella tensione di un indomani migliore, grazie alla fede in Dio del cielo(Imana yo mw’ijuru atari iyo hejuru) creatore di tutte le cose visibile e invisibile(Rurema, Rugira) e Provvidenza ( Indavyi) che vuole bene a tutti (Niyikundana). L’espressione secondo la quale “non c’è il diluvio che non prende fine”(Nta mvura idahita) riassume  questa spiritualità e volontà intima di attesa di questo popolo in cammino verso la pace e la libertà. In altre parole questo momento di buio, di incertezza e inquietudine, nasconde la luce di una nuova alba dei nuovi accordi per migliorare la democrazia e la coesistenza pacifica di tutti i burundesi. Il sangue di questi giovani burundesi orribilmente uccisi dai senza legge né fede, feconderà la terra di questo popolo.

3        Inoltre, la cultura burundese ha un senso dell’alterità. Come tante nazioni africane, la persona umana non vive da sola. Si realizza con gli altri e per gli altri. La solidarietà è incarnata nella tradizione, per cui l’uomo isolato è considerato come un mostro, un animale selvatico (igikoko). Tanti proverbi esprimono questa antropologia burundese dell’essere-con-gli-altri e l’essere-per-gli-altri. Ad esempio, i burundesi dicono che “un solo albero non fa la foresta”(igiti kimwe ntikigira ishamba); “una sola testa non si fa un buon consiglio”(umutwe umwe ntiwigira inama).

4        Il valore del rispetto ha un rapporto stretto con il concetto del cuore (umutima). Il cuore nella tradizione del Burundi è una facoltà che abbraccia la totalità dell’uomo. Il cuore è la sede dell’intelligenza, della volontà, dei sentimenti, delle emozioni. Vi è un legame intrinseco tra il cuore (umutima), la testa (umutwe) e il ventre (inda). Una persona bene educata, che si comporta bene, socievole, affabile si dice che “ha un cuore buono”(umutima mwiza) oppure “il ventre è buono”(inda nziza). Mentre l’uomo cattivo, rancoroso, vendicativo, ha “un cuore di pietra”(agatimatare) o un ventre brutto(inda mbi). Qualcuno che pensa prima di agire, è nominato “l’interrogante del cuore”(Mbazumutima). E tanti burundesi hanno questo nome.

5        Il saluto in Burundi è l’augurio della pace, “AMAHORO”. Ogni discorso è iniziato da questa parola: “che abbiamo la pace”(Tugire amahoro). Il concetto “amahoro” assomiglia al Shalom ebraico in quanto è un dono di Dio (Ingabire y’Imana) che abbraccia tutto ciò che può procurare la gioia e la felicità all’uomo, al suo simile, alla comunità e alla società intera. Questi beni che danno la pace sono: la famiglia con tanti figli, la proprietà (campi da coltivare, gli animali domestici, le mucche in particolare), gli amici. Un singolo anche quando ha la ricchezza, non può avere la pace quando gli altri vivono nella miseria, nella tribolazione. La pace, amahoro è un sostantivo collettivo, inclusivo, ciò che implica che la pace è per tutti e non tollera ogni forma di esclusività, di razzismo o tribalismo. I burundesi sono consapevoli che la pace è la condizione della realizzazione dell’uomo, della sua apertura al mondo e a Dio. Le virtù che alimentano la pace sono: la comprensione, l’ospitalità, la generosità, il dialogo, il perdono, la riconciliazione, la giustizia, la verità. Tutte queste virtù partecipano a ciò che si chiama, l’”UBUNTU”.      

Quello che sta accadendo in Burundi in questo momento è un tradimento grave della sua cultura umanistica centrata sulla sacralità della vita che fonda di conseguenza il valore del rispetto di Dio (Imana) prima di tutto, il rispetto di ogni essere umano qualsiasi sia (povero o ricco, debole o forte, donna o uomo, bambino o adulto), perché la vita è un dono di Dio. Il valore del rispetto è anche riservato ai defunti.

Chi conosce i burundesi sa bene quanto la cerimonia per i defunti è celebrata con tanta intensità. Un burundese o qualsiasi persona che conosce questo popolo è scandalizzato di sentire che ora si uccidono le persone che vengono dal cimitero, che i cadaveri non sono seppelliti dignitosamente fino a buttarli nella fossa comune come se fossero i rifiuti non differenziati. Questo atto crudele potrebbe generare tanti disturbi psichici e spirituali ai famigliari che non sanno dove i loro figli sono seppelliti, se non ci sono gli atti di accompagnamento per superare senza dimenticare l’accaduto. Una via di purificazione sia a livello personale che collettivo merita di essere scelta per una edificazione di un Burundi nuovo, pacifico e unito. Ma in che modo? Ecco alcuni indicazioni che proporrei: la purificazione personale, comunitaria, politica e religiosa.

6.      La via della purificazione per un Burundi migliore

            Anche se Fedor Dostoevskij, sembra esagerare quando scrive che “la sofferenza è l’unica fonte di consapevolezza”[7], [ si può dire che la sofferenza è una delle fonti di consapevolezza], questo pensiero ha qualcosa di vero e istruttivo. Il popolo burundese è chiamato a uscire dal suo “sottosuolo” tirando le lezioni dalla sua sofferenza storica per preparare un avvenire promettente per le generazioni future.

Certo che questo momento è doloroso e tanta gente è disperata vedendo i loro figli perire, massacrati da quelli che sono pagati per proteggerli. Ma tutto passa, solo l’amore rimarrà per sempre. Sulla croce si trova la fioritura della bella vita. Il male che sta subendo ingiustamente non ha l’ultima parola. Il popolo burundese non deve rimanere nel pianto e nel lutto. Deve alzarsi e camminare. Per mettersi in cammino per liberarsi da questa notte pesante, verso l’alba della pace, occorre pensare e agire nell’amore. Anche se Gesù ha liberato il paralitico, egli doveva camminare da solo. Dio non illumina tutta la strada del nostro cammino, illumina dove poniamo i piedi. “La tua parola Signore è la lampada dei miei piedi”Salmo 118. Camminiamo nella strada “chiara-tenebrosa”, affrontando il pericolo e il rischio.

Gesù si allontana dal paralitico guarito, e l’uomo, ormai sano, deve affrontare la stanchezza del camminare. Il Burundi deve capire che la sua condizione attuale è anormale, patologica. Ma “questa malattia non è mortale”Gv11,4. Rimane la possibilità di uscirne, con l’aiuto di Dio, se vuole guarire. Proporrei una sola via che include tanti aspetti, quella della purificazione, che implica la purificazione individuale, comunitaria, culturale, religiosa e politica per una riconciliazione autentica. In che modo questa via della purificazione può essere efficiente?

Il popolo burundese dopo tanti anni di guerra civile può cadere nella rassegnazione fino a pensare che il suo destino è la guerra di tutti contro tutti come nello statuto di natura di Thomas Hobbes dove l’uomo è il nemico dell’uomo (homo homini lupus). La strada della purificazione che  è un atto di trasformazione interiore permetterebbe di superare il male subito senza necessariamente dimenticarlo. Non è possibile dimenticare un assassino che ha rovinato  il prossimo togliendo ciò che gli è più caro, una madre, un padre, un figlio, una figlia,[…]. L’atto di purificazione è impegnativo, lento ma benefico. Questo atto è un rischio per sé stesso in vista di amare l’uomo. senza l’amore, tutto è niente. L’uomo capace di aiutare l’altro a operare la purificazione non deve essere l’uomo rancoroso, vendicativo, ma colui che agisce nella verità e nella carità.

6.1  La purificazione individuale

Dal punto di vista individuale, ogni burundese porta dentro di sé questo calvario sia per gli innocenti che per i colpevoli come ne abbiamo accennato sopra. Il processo della purificazione consisterebbe a ripensare a una nuova forma di educazione per amare la vita, custodire il mondo che rende possibile la nostra esistenza, sviluppare una cultura della contemplazione della bellezza che fa il divieto di distruggere ciò che è buono, bello, vero e unico come la vita. Quanto è bello vedere un sorriso di un bambino che non ha ancora i denti! Come mai l’uomo arriva a uccidere questa creatura che nella sua innocenza non sa niente del terzo mandato del presidente! Se ci sono le ragioni per giudicare le persone che hanno la maturità, non ci sono le ragioni per ucciderle o sottometterle alla tortura.

I burundesi hanno la responsabilità di difendere la vita, di combattere con i mezzi della non violenza contro le potenze dell’iniquità per la loro dignità, di proteggere e di salvaguardare l’integrità della loro bella nazione. Ci vuole una nuova visione che consiste a purificare i nostri sensi per l’amore del bello. Questa purificazione concerne il modo di vedere, di ascoltare e di parlare. L’uomo si sente compreso, amato, considerato quando tutto l’essere dell’interlocutore è concentrato su di lui. La purificazione dei sensi è una via per combattere l’indifferenza, l’aggressività e la violenza in vista della cultura dell’incontro.

Come i nostri sensi sono le finestre dell’anima, la purificazione interiore è la causa della purificazione esteriore. È nel cuore che si decide ciò che è male e ciò che è bene determinando il nostro vedere, sentire e parlare. Gesù insegna: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo”Mc7,14. L’espressione “L’occhio che ascolta” di Paul Claudel che Hans Urs von Balthasar considera come “l’elemento essenziale dell’incontro: lo sguardo nello sguardo del prossimo”[8] è il frutto di un itinerario interiore, un viaggio faticoso nell’intimo dell’uomo, nella sua corte di appello personale. Ogni singolo deve scendere in quell’ abisso di sé, per cercare la perla perduta  dell’amore per il prossimo. Dopo questo sforzo, l’uomo è cambiato, rigenerato, rinfrescato. Ogni persona non è più vista secondo le categorie della razza, dell’inferno di Jean Paul Sartre), ma come una ricchezza da proteggere.

Quest’ occhio che sa ascoltare purifica anche il linguaggio. I giovani burundesi armati che sono forse costretti ad uccidere i loro coetanei per il motivo già espresso, cominciano a ucciderli prima con  bestemmie e scherni, dicendogli: “dove il vostro Dio? “Dove la comunità internazionale”? “Dove l’ONU, l’UE, l’UA, Le organizzazioni per i diritti umani dove sono”? “Chiamate loro per salvarvi!” Siamo noi che disponiamo la vita e la morte.

La via della purificazione individuale dovrebbe fare parte del programma educativo, cominciandolo da quando il bambino è piccolo in famiglia, nelle scuole elementari, nelle medie, nelle superiore fino all’università. Come i burundesi lo esprimono nel proverbio, “l’albero è raddrizzato quando è ancora piccolo”(igiti kigorogwa kikiri gito). La scuola non deve essere il luogo semplicemente della formazione intellettuale, ma anche della formazione della personalità.

6.2  La purificazione collettiva

La formazione collettiva ai valori civili tradizionali è una necessità e un urgenza per la comprensione del “chi siamo noi burundesi”, del suo destino per cui il popolo burundese è chiamato a realizzare. Questa via implica la selezione dei valori tradizionali positivi che proibiscono la vendetta, la violenza, l’egoismo  e difendono la dignità di ogni essere umano che si riassume nel valore di “ubuntu”. L’uomo che ha ubuntu non è l’uomo di natura, malvagio, violente, guerriero, ma agisce per il bene di tutti.

Inoltre, ci vuole la formazione dei valori morali moderni che si integrano armoniosamente con quelli tradizionali. Un burundese può parlare sia francese che italiano, ma non sarà francese o italiano anche se ha la nazionalità. Questa purificazione collettiva permetterebbe di amare la sua patria senza però divinizzarla oppure assolutizzarla, ciò che condurrebbe a un altro problema dell’unitarismo, dell’integralismo, del fondamentalismo e dell’intolleranza per altre culture. È una necessità che il popolo burundese sia formato per i valori dell’uguaglianza che non sia egualitarismo, dei diritti umani, del senso del bene comune, della responsabilità, dell’onestà e della sincerità e del senso del bello. Ogni cittadino ha bisogno di vivere nel paese bello e tranquillo che non è inquinato per la sua salute. La mia preoccupazione è legata alla possibilità delle nuove malattie pandemiche che possono emergere poiché tante persone uccise non sono state seppellite nei cimiteri con dignità, ma nelle fosse comune e nei fiumi. Ci vuole un intervento per la disintossicazione dell’acqua.

Questa purificazione mediante la formazione collettiva dei valori morali, civili e religiosi per la coesistenza pacifica aiuterebbe il popolo burundese a protestare contro ogni dittatura, ogni violazione della dignità umana come l’omicidio, la tortura, gli arresti ingiusti, la costrizione a testimoniare il falso,  per difendere la dignità umana come il senso dell’altro, dell’ospitalità, del rispetto e la stima reciproca senza distinguere la sua appartenenza etnica o politica. Il popolo raggiungerebbe in questo contesto alla sua maturità politica per non scegliere per forza un tiranno che lo promette la guerra, ma scegliere liberamente un candidato che ha un programma per lo sviluppo con il diritto di chiedere un reso conto per valutare se la promessa coincide con i fatti.

La finalità di questa campagna di purificazione collettiva non è altro che ciò che Immanuel Kant scriveva nella sua opera, “La fondazione della metafisica dei costumi”: “Agisci in modo da non prendere l’umanità della tua persona e la persona degli altri, non come mezzo, ma come fine”[9]. Ogni persona deve essere rispettata non soltanto perché è un essere ragionevole, ma anche perché è una grazia, una benedizione. Il comandamento di non uccidere equivale all’imperativo categorico di proteggere ogni persona umana perché è una creatura di Dio a tale punto che l’atto di uccidere, di versare il sangue del fratello irrita Dio e chiede all’assassino il sangue versato. Dio chiama Caino e gli chiede il sangue del suo fratello Abele: “dove il tuo fratello”?

Le persone morali e spirituali come le chiese (cattolica, protestante) e altre religioni, le persone di buona volontà, le associazioni della società civile, le organizzazioni non governative sono implicate in questo compito.

6.3  La purificazione politica

La radice del male che sta distruggendo la patria del Burundi, è stata evidenziata sopra. È la volontà di potenza, la volontà di aggrapparsi al potere per servirsi e proteggere i suoi vantaggi. Ricordiamoci con Aristotele che l’uomo è “un animale politico per natura”[10].

Lo scopo della politica è nobile, perché è un servizio per la comunità; “un’ arte che si occupa dell’anima”[11]. Essa consiste nel ricercare il bene comune che garantisce la felicità, l’armonia di un popolo. Sarebbe un’aberrazione di parlare della felicità, della pace come nel caso del Burundi, quando i cittadini sono infelici. Questa finalità è impossibile da raggiungere quando la politica non è appoggiata sull’ethos delle virtù, in particolare la giustizia e il diritto. A questo proposito, l’interrogativo di sant’Agostino è più che mai adatto al contesto attuale del Burundi: “Togli il diritto-e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”[12]

Papa Benedetto XVI, commentando la preghiera del Re Salomon che chiede al Signore la grazia dell’intelligenza per rendere giustizia al popolo di Dio e del discernimento per sapere distinguere il bene dal male (1Re3,9), precisa nelle parole chiare la missione della politica e del politico:

“La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia”[13].

In questo anno 2015, lo Stato burundese è ridotto in pezzettini, in briciole. Ha perso il suo carattere organico, per il fatto che i partiti dell’opposizione sono stati distrutti, i membri intellettuali e influenti del partito al potere (CNDD-FDD) che sono consapevoli della gravità del non rispetto delle regole del gioco in democrazia , hanno preferito fuggire la loro patria per non subire il martirio. Il popolo non ha più i mass media privati perché sono stati bruciati. I difensori dei diritti umani anche loro sono esiliati. Il corpo militare non c’è più, tranne quelli che sono pagati per proteggere la banda dei briganti. La giustizia non è più imparziale, impersonale, ma fa quello che il potere tramontando impone.

La purificazione politica in questo contesto, consisterebbe in:

1.      una valutazione della democrazia dopo 22 anni della sua esistenza ma segnata da conflitti a carattere politico etnico, per vedere i punti scuri e deboli in vista di correggerli e i suoi aspetti positivi per promuoverli.

2.      Una necessità di formazione scientifica, politica, umanistica per le persone che vogliono imboccare questa strada della politica perché possano capire che l’azione politica non è l’arte della menzogna, ma l’impegno della ragione e della volontà per il bene comune.

3.      Essere consapevole che non si accede al potere per arricchirsi ma per servire, che comandare non significa dominare per rubare, ma salvaguardare il bene comune, promuovere il progresso che è un altro nome della pace.  

4.      Evitare l’accumulo di tutti i componenti del potere che genera sempre l’abuso del potere, la dittatura, la violazione della libertà di espressione che sono le fondamenta della democrazia autentica.  La separazione del potere giuridico, esecutivo, amministrativo e la stampa è un imperativo categorico nella democrazia.

5.      Impedimento di ogni linguaggio aggressivo, offensivo dei politici che cercano i voti non con la forza delle idee e della verità, ma con la forza di intimidazione seminando la divisione e la zizzania tra i cittadini che sono obbligati a eleggere nella paura, senza convinzione.

6.      Rendersi conto che la vera democrazia non è semplicemente un sistema quantitativo, ma qualitativo, razionale e la volontà di fare il bene per tutti. Non basta vincere le elezioni per essere democratico. Anche Hitler aveva guadagnato il populismo della massa.

7.      Privilegiare il dialogo inclusivo in caso di conflitto politico. L’uomo nella sua natura insufficiente non accetta di essere schiacciato da un sistema assolutizzato. Hannah Arendt dice che per poter pensare e agire, « gli uomini hanno bisogno che esista tra di loro uno spazio che preservi la particolarità di ognuno e permette il dialogo”[14].

8.      Suscitare la libertà di espressione di tutti i cittadini per partecipare alla costruzione della nazione, evitando come già detto le parole offensive, perché l’uomo è sé stesso quando è nella verità e dice la verità. Karol Wojtyla  afferma che tacere la verità è il tradimento di sé stesso:“ Ma se c’è la verità deve esplodere. Non posso rifiutarla, rifiuterei me stesso”[15]. Anche Baruch Spinoza diceva che “i veri perturbatori sono coloro che in uno Stato libero vogliono togliere la libertà di giudizio, sebbene non possa essere repressa”[16]. Ci vuole dunque l’educazione nell’uso della libertà di espressione, cioè il bene uso della parola.

 

 

6.4  La purificazione religiosa e culturale: “Quel giorno però era un sabato”

“Quel giorno però era un sabato”. Gesù commette lo scandalo di guarire il paralitico il giorno di sabato. Tenendo conto della dimensione antropologica e sociale della religione, non esiste un popolo ateo, perché secondo Max Scheler, sussiste nel cuore dell’uomo una legge: “ogni spirito crede o a Dio o a un idolo”[17]. Anche Cicerone diceva: “tra tante specie nessun animale, al di fuori dell’uomo, ha una notizia qualsiasi della divinità, e non c’è fra gli stessi uomini nessuna gente così selvaggia e feroce, che sebbene ignori come si debba concepire Dio, non si renda conto che bisogna ammetterne l’esistenza”[18]. Quelli che si nominano atei credono a qualcosa di soprannaturale. La grandezza dell’uomo è la sua capacità di pensare l’infinito essendo finito. Ma una credenza, una religione può essere uno strumento per mantenere un individuo, una comunità, una società nella schiavitù. Pensiamo alle religioni fondamentalisti che calpestano i diritti umani e giustificano l’omicidio nel nome di Dio. Gesù è condannato dai farisei e i sacerdoti per un problema culturale e religioso: l’azione di liberare il paralitico nel giorno proibito. “Quel giorno però era un sabato”, racconta l’evangelista Giovanni. La credenza, i riti e l’etica legata alla religione ebraica non permettevano che il sabato sia consacrato alle altre attività manuali, alla cura delle persone ammalate. In questi ultimi anni, c’è qualcosa di fondamentalismo religioso in Burundi che può essere uno strumento per mantenere nell’infermità questo popolo. 

Nella descrizione delle caratteristiche del popolo del Burundi, ho sottolineato che il monoteismo è congenito  nella sua cultura, per cui l’evangelizzazione è stata accolta con tanto entusiasmo. Il Cristo prima del cristianesimo era già presente in Burundi. Questo fatto spiega  perché i cristiani sono numerosi e che la religione naturale si è svanita nel corso degli anni. Allora tanti si interrogano: come mai questo popolo religioso cade molto spesso nelle guerre di sterminio?

Non esistono i discorsi ufficiali dove Dio non è nominato. Ma il secondo comandamento ci impedisce di nominare Dio in vano. In questi 10 anni, i burundesi sono governati dal Presidente carismatico, pastore, sportivo (bravo calciatore), contadino. Il Presidente Pastore è consapevole che è stato nominato da Dio, per ciò, secondo lui, “il suo regno non avrà fine”su questa terra. Non sarà mai ex-presidente. Le elezioni sono delle formalità. Il popolo può sceglierlo o non sceglierlo, non ha il diritto di cambiare ciò che è stato stabilito da Dio in eterno. Ecco le parole stesse del presidente durante la cerimonia dell’investitura per il terzo mandato contestato: “Quelli che sono contrari alla volontà di Dio, scompariranno in aria come la farina”[19].

Se Dio ci ha creato alla sua immagine e somiglianza, ci sono anche le persone che vogliono creare il loro dio alla loro immagine e somiglianza per rispondere favorevolmente ai loro caprici. Questo dio che mantiene per sempre i dittatori al potere, questo dio che permette i cattivi di uccidere i bambini, gli innocenti, che umilia i deboli senza difesa, non è il Dio misericordioso che va alla ricerca della pecora perduta lasciando 99 pecore tranquilli, che mantiene nell’esistenza il creato, che concede il suo sole e la sua pioggia a tutti, i buoni e gli empi. Forse questo dio che distrugge i deboli senza difesa e difende gli autori dell’iniquità è“belzebù” che i burundese chiamano “il dio cattivo”(Rwuba rwa bigata) e non il Dio, Padre Nostro, “che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.

Per ciò, ci vuole una purificazione della religione, una nuova evangelizzazione,  per evitare ogni strumentalizzazione della religione. La meditazione sull’episodio della guarigione del paralitico che stava vicino la piscina di Betzatà ci mostra un altro aspetto della liberazione. Gesù guarisce il paralitico il giorno proibito di fare qualsiasi cosa, anche il bene, per i giudei. Era infatti, il giorno di sabato. Lo shabbat era in senso vero e proprio, giorno del riposo, giorno sacro per il servizio divino. Gesù è considerato come un perturbatore della legge divina. Anzi è accusato di bestemmiatore, perché si fa uguale con Dio. L’originalità della sua parola e della sua azione è che il suo vangelo è annunciato soprattutto ai emarginati della società, gli ultimi. In Burundi, in questi giorni, gli operatori di pace, della giustizia, sono perseguitati perché sono considerati come terroristi, putschisti. La chiesa cattolica, e altre religioni che si sono espresse contro questo abuso del potere subiscono tante umiliazioni. Sono considerate come istigatrice dell’insurrezione popolare. Ma la missione della chiesa è profetica. Essa annuncia all’opposto dei falsi profeta la speranza e denuncia la radice di ogni male. Non può tacere malgrado tante intimidazioni.  

La Magna carta del cristianesimo che dovrebbe orientare non soltanto la Chiesa ma anche l’umanità intera, credenti e non credenti, non è la legge della prepotenza, dei forti, ma quella dell’umiltà, che libera l’umanità oppressa come, i deboli, i poveri, gli afflitti, i perseguitati, gli indifesi, quelli che stanno nel pianto per la mancanza della giustizia Mt5,1-12. Per Gesù, “i veri adoratori del Padre in spirito e verità”(Gv4,23), sono quelli che si adoperano per la pace, i miti e i misericordiosi, quelli che manifestano l’ospitalità e la generosità per gli immigranti stranieri, gli affamati, gli assetati, gli ammalati, i carcerati, e non quelli che nel nome di, non lo so di quale dio, promettono la guerra contro i deboli che dovrebbero difendere. Gesù si identifica a questi ultimi della società, incoraggiando a tutte le persone di buona volontà dicendole: “ogni volta che l’avete fatto al più piccolo di questi fratelli, lo avete fatto a me”Mt25,40-41. Non sono quelli che dicono “Signore Signore che entreranno nel suo regno, ma quelli che fanno la volontà di Dio Padre”Mt7,21. E “Ciò che vuole il Signore è la pace, la pace per il suo popolo”salm84.

Non solo Gesù libera l’uomo dalla sua infermità, ma purifica anche la religione dentro che può mantenere nella schiavitù i deboli e permettere la comodità ai potenti.“Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Quante ore, quanti giorni in ogni settimana per 10 anni, i burundesi sono stati bloccati nelle strade perché il presidente e il suo corteo dovrebbero passare per andare a pregare! Quanti ministri, deputati, senatori hanno abbandonato loro religioni per aderire alla religione del capo della nazione o alla religione della moglie, per non perdere i loro posti!Quanti falsi profeti sono emersi in questi giorni per fare capire al popolo che il presidente è un inviato da Dio!

Ci vuole un nuovo farmaco che annienta il veleno di questa religiosità che ha alienato il popolo burundese. Questo farmaco è semplice. I burundesi devono prendere coscienza dell’importanza della separazione di ciò che appartiene a Cesare e di ciò che appartiene a Dio. Questa distinzione del temporale e dello spirituale, della religione e della politica, dello Stato e della Chiesa salverebbe lo Stato dalla tirannia della teocrazia fanatica, per una democrazia autentica . La confusione ha sempre prodotto nella storia tanti danni. Un politico nella società laica può appartenere a ogni religione secondo la sua scelta, ma deve governare senza imporre la sua fede, senza usare e abusare i mezzi della repubblica per una fede personale. Se il sovrano usa la religione per guadagnare la simpatia del popolo, questa religiosità diventa ciò che Karl Marx a chiamato l’ “oppio del popolo”, un modo di impedirlo a pensare, a operare la costruzione della sua coscienza, della sua auto-determinazione e auto-trascendenza.

Il popolo burundese che è naturalmente religioso ha tante ricchezze per costruire una nazione di pace. Gesù non è venuto per abolire la legge e i profeti, ma portare a compimento ciò che appartiene di positivo all’uomo, alla società, che rende possibile l’essere in comune. I valori sopra elencati sono in sintonia con il discorso di Gesù che ci invita a vivere insieme come fratelli Mt23,9. La fede cristiana quando si incarna nel modo di esistere, propone un nuovo umanismo che libera l’uomo dalle forme della schiavitù mentale e spirituali come quelle del paralitico, apre le porte dell’incontro, del dialogo nella verità per la formazione della comunità. La visione antropologica cristiana si oppone all’uomo solipsista. La persona e la comunità non si escludono, al contrario si trovano nel rapporto di reciprocità. L’uomo sente in sé questo desiderio di uscire fuori di sé, per la culture dell’essere comune. L’apertura è la caratteristica fondamentale della persona umana. È urgente una formazione ai giovani burundese di questa visione antropologica per vivere insieme come fratelli e sorelle nella loro diversità.

7.      Conclusione: il Burundi è chiamato a prendere il suo giaciglio e camminare

            Il paralitico che sta nel suo giaciglio vicino la piscina di Betzatà illumina la situazione attuale, critica nella quale giace il popolo burundese. Il suo problema diventa ogni giorno complesso, che non significa però irresolubile. Il paralitico ha portato la sua sofferenza trentotto anni, ma non è morto a causa di essa. È stato guarito dallo Sconosciuto. Il popolo Burundi da circa 8 mesi sta nell’impossibilità di liberarsi da solo dalla sua sofferenza.

La causa della sua malattia è stata nominata. Non è il problema dell’impossibilità di vivere insieme come fratelli e sorelle tra i hutu e tutsi come alcuni possono pensarlo. Il vero problema è politico che genera altri problemi come la cupidigia, l’egoismo, la corruzione della squadre che governa. Il potere non è più concepito come il servizio per garantire il bene comune, ma un mezzo per rubare ciò che appartiene al popolo. È la volontà di potenza e la seduzione dell’oro che hanno precipitato il popolo all’inferno, quell’oro che sta sotto la luna che corrompe tanti cuori come Dante ne parla nella sua poesia:

“Or puoi, figliuol, veder la corte buffa d’i ben che son commessi a la Fortuna, per che l’umana gente si rabuffa; ché tutto oro ch’è sotto la Luna e che già fu di quest’anime stanche non poterebbe farne posare una”[20].

            Per liberarsi da questa situazione disastrosa, ci vuole l’incontro di due volontà: quella di Dio e quella del popolo burundese stesso. Gesù non guarisce il paralitico senza il suo consenso. Anche se tutti burundesi credenti sono stanchi e cominciano a pensare che il cielo li ha abbandonato fino a interrogarsi: dove Dio? Perché non agisce? Dove vanno le nostre preghiere? Questo popolo lacerato deve prendere coscienza che il Dio ignoto ha il suo tempo per agire. Nel silenzio agisce Dio e già sta nell’opera per salvarlo. Il paralitico non sapeva che quello uomo sconosciuto era Dio che viene a liberarlo. Il Dio di Gesù Cristo è la gloria che si irradia nelle tenebre della storia umana. Nella sofferenza dell’umanità Dio è presente. Il Dio-con-noi soffre anche con noi, perché la gloria di Dio è l’uomo vivente. Tutto quello che umilia l’uomo, toglie la sua dignità, fa soffrire Dio che lo ha creato alla sua immagine e somiglianza per la gioia e la felicità.

Il popolo burundese deve essere consapevole che la via della guerra non può condurlo alla pace perenne e allo sviluppo che egli desidera. Sola la riconciliazione mediante il dialogo tra i burundesi assistito dalle comunità regionali e internazionali può salvare il Burundi. Questa via includerebbe la giustizia riparatrice per le vittime di queste barbarie, la verità e il perdono. Per questo, ci vuole:

1        Un’istituzionalizzazione della giornata nazionale per la sepoltura e il lutto per i figli del Burundi che sono stati ammazzati e seppelliti nelle fosse comune.

2        Una pratica che assomiglia a quella di “Yom Kippur” ebraico. Per uscire da questa condizione della lacerazione, i burundesi dovrebbero chiedersi perdono tra di loro, perché il male si è diffuso come un virus nelle strutture, a tale punto che è difficile di essere senza colpa. “Quando le fondamenta sono distrutte che può fare il giusto”salm10. Chi non ha ucciso porta in lui il rancore, l’odio, il pregiudizio.

3        Una costruzione di un monumento per ricordare le vittime della democrazia in Burundi

4        La ricomposizione del corpo militare e la polizia perché hanno perso la fiducia per la loro parzialità.

5        La creazione dei centri di ascolto per tante persone che non riescono a superare le ferite interiori (le ragazze violentate, le vedove, gli orfani, gli incarcerati torturati)

6        La creazione dei centri per la rieducazione dei giovani che fanno parte della milizia “Imbonerakure” che ora sono armati per uccidere quelli che sono contrari a questo famoso terzo mandato che ha rovinato la nazione.

7        Disarmare tutte le persone che portano illegalmente gli armi perché anche si la guerra finisce questi armi possono essere usati per la vendette e il furto.

La politica è l’arte del possibile e come pensa Romano Guardini, “lo Stato non è un’entità già costituita, ma qualcosa che si fa continuamente; non da sé, come una pianta: deve essere prodotto. E chi lo produce? Non un qualche misterioso soggetto indeterminato, ma tu stesso”[21]. Ogni burundese deve partecipare a l’edificazione della sua patria, ascoltando ciò che gli dice il Signore e lo mettendo in pratica: “ alzati e cammina” oh popolo del Burundi.



[1]Deus mortem non fecit, nec laetatur inquit, in perditione vivorum: creavit enim ut essent omnia”. Augustin, Homélie sur l’Evangile de saint Jean, Livres I-XVI, Desclée de Brouwer, Paris, p.652.

[2] Papa Francesco, Laudato si’, n.52

[3] Virgilio, Eneide.

[4] F. Dostoevskij, memorie dal sottosuolo, Corriere della sera, Milano 2014, p.45.

[5] P. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino 1971, cit. in Giuseppe Dardes; Ignazio Punzi, Dov’è tuo fratello? Edizioni San Paolo, Milano 2015, pp.38-39.

[6] Agostino, La natura del bene, A cura di Giovanni Reale, Rusconi libri, Milano 1995, pp.178-179.

[7] F. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, Edizione speciale per Corriere della Sera, Milano 2014, p.58.

[8] H.Urs von Balthasar, Romano Guardini, Riforma dalle origini, Jaca Book, Milano 1970, p. 6.

[9] I. Kant, La fondazione della metafisica dei costumi, Rusconi, Milano 1994, p.155.

[10] Aristotele, La politica, I,2, 1252b-1253a.

[11] Platone, Gorgias, 464b

[12] Sant’Agostino, De civitate Dei IV,4,1.

[13] Discorso del santo Padre Benedetto XVI al parlamento federale a Berlino, Giovedì, 22 settembre 2011.

[14] « Afin de pouvoir penser et agir, les hommes ont besoin qu’existe entre eux un espace qui préserve la particularité de chacun et permette le dialogue » in Hannah ARENDT, Les origines du totalitarisme, Eichmann à Jérusalem, Gallimard, Paris 2002, p.17.

[15] Karol Wojtyla, Persona e atto, a cura di Giovanni Reale e Tadeusz Styczen, Rusconi Libri, Milano 1999, p.709.

[16] Baruch Spinoza, Trattato teologico-politico, a cura di Alessandro Dini, Rusconi Libri, Milano 1999, p.667.

[17] Max Scheler, Vom Ewigem im Menschem. Religiöse Erneuerung, Leipzig 1921, tr. it., L’eterno nell’uomo, Milano 1972, p.104.

[18] Cicerone, De legibus, I, 24,25.

[19] Cfr. l’estratto del discorso del 20 agosto 2015 del presidente della repubblica del Burundi durante le cerimonie dell’investitura per il terzo mandato contestato. Nella lingua kirundi, l’espressione “guhera nk’ifu y’imijira” l’ho tradotoperire come la farina in aria

[20] Dante, Inferno, Canto VII.

[21] Scarpello Lucana Erico, Romano Guardini, i fondamenti teologici del potere, Studium, Roma 2014, p.115.